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vedo-la-terra-blu
riflessioni al femminile per un mondo migliore


Diario


14 agosto 2008

olimpica Cina ... o no?




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14 aprile 2007

vedo-la-terra-blu: da chinatown, milano

Ho proprio pochissimo tempo in questo periodo, anche se davvero mi dispiace trascurare il blog.
Dunque: la reazione della Chinatown cinese era preparata?
Fidatevi: vivo qui da 15 anni, ho amici cinesi, etc, etc, e la risposta è no!
I giornali in malafede hanno scritto che tutto è scoppiato per una multa: no, tutto è scoppiato per l'ENNESIMA multa, dal momento che il problema (reale) della vendita all'ingrosso che intasa il quartiere si risolve - secondo Moratti & C. - tagliando le gambe a un'economia radicata e importante a Milano e non solo, VESSANDO i commercianti cinesi e solo loro.
La protesta era nell'aria ma non bisogna pensare a premeditazione. Bisogna pensare che qui vive una comunità di famiglie (non di disperati soli) che lavorano (non rubano, non scippano, non chiedono l'elemosina, non lavano i vetri delle auto), e molto solidale (non come noi, che non conosciamo più neppure il vicino di casa). Sentito ciò che era successo, solidarizzare e organizzarsi è stato questione di poche ore.
Nel sito del Corriere c'è un'intervista alla donna che ha avuto a che fare con la vigilessa. Una donna di 27 anni con tre bambini, che non ha tollerato che la vigilessa l'ignorasse, le voltasse le spalle, dopo averle fatto la multa e ritirato il libretto perché scaricava merce per il negozio del padre ...
Il comitato VIVISARPI, con cui sempre discuto, il giorno degli scontri era in "lieve imbarazzo": "E' questo che volevate?" ho chiesto a uno di loro.
Ora i negozi cinesi espongono dei cartelli gialli in cui dicono che anche loro sono cittadini, e che volgiono lavorare, e che anche l'ingrosso è legale (vero). Insomma, non sono degli sprovveduti. Non hanno bisongo di farsi sfruttare da datori di lavoroo italiani: dopo aver pagato ai milanesi cifre folli per bugigattoli umidi coi topi, ora si sono arricchiti e anche i negozi sono più belli (molto carino il supermercato di via Rosmini). Finalino: La sera della rivolta, calmati gli animi, con la polizia e tutto il quartiere per strada, una ragazza si è messa a gridare perché un gruppo di cinesi se ne stava tranquillamente seduto su un marciapiede. Un gruppo di italiani ha protestato contro la ragazza, difendendo i cinesi e dicendo che non sono bestie ma esseri umani come noi (ma va?). La polizia è dovuta intervenire a dividere i due gruppi di italiani.
Se volete aneddoti ... sono qui ...




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5 febbraio 2007

vedo-la-terra-blu: La festa degli alberi o la festa agli alberi?

Infuriano le polemiche sul poliziotto ucciso a Catania. Si è sconcertati dal fatto in sé, e soprattutto dall'accanimento verbale, senza ombra di pudore, contro le forze dell'ordine, anche dopo questo terribile episodio. Ragioni politiche? La destra? La sinistra? L'emarginazione sociale?
Tutti sputano sentenze, invece io credo che il problema sia infinitamente complesso.
Comunque, continuo a confrontare lo spazio che si dà a questa e ad altre notizie vicine a noi, al nostro sentire, e come in due righe, ormai, si dia invece conto delle centinaia di morti - ogni giorno - in Iraq: giovani, donne, bambini, e soldati americani.
Ma in questi giorni, più di tutto, non riesco a smettere di pensare alla notizia del taglio di alberi in un borgo toscano perché alcuni ragazzi sono morti correndo in auto e andando a schiantarsi contro le piante. Analogo episodio è successo tempo fa nei pressi del Lago di Bracciano, dove un rettilineo fiancheggiato da magnifici platani è stato nottetempo privato degli alberi, segati di nascosto, come in un blitz, perché alcuni ragazzi vi si sono schiantati in moto.
In entrambe i casi mi ha veramente lasciato senza parole il tono mite degli articoli di giornale, laddove io trovo assurdo adottare una simile soluzione.
Che cosa c'entrano gli alberi? Perché qui si corre in auto e all'estero, per quello che ho avuto modo di vedere, mai nessuno si sogna di superare i limiti di velocità e di fare lo spaccone?
Non è che tanti problemi dei giovani d'oggi vengono da questa fuorviante indulgenza generale?
E' come quando un bambino piccolo sbatte contro una sedia e, per tranquillizzarlo, si danno “le botte” alla sedia che è stata tanto cattiva e ha fatto male al bambino!




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9 gennaio 2007

Vedo-la-Terra-blu: Vini & Coca (Cola)

I miei colleghi e carissimi amici Gianluca e Renzo, dalla raffinata cultura gastronomica (il primo è il maestro, il secondo l’allievo), mi hanno prestato un Dvd davvero interessante: Mondovino – La guerra del gusto, documentario dell’americano Jonathan Nossiter, in concorso al Festival di Cannes 2004, distribuito da Feltrinelli in un cofanetto con libro accluso.
E’ la denuncia di come la produzione vinicola si stia omologando in tutto il mondo, a causa di multinazionali aggressive che stanno strozzando, eliminando, la delicatissima arte di trasformare un grappolo d’uva nel nettare che, fin dalla notte dei tempi, l’uomo ha creato in mille varianti e sfumature di profumi, colore e sapore.
Ne parlo in questo blog perché le implicazioni internazionali, inevitabilmente anche politiche, sono molte, esemplari ed emblematiche.
“Il critico Robert Parker è davvero convinto, come Bush, che il destino gli abbia affidato una missione etica” ... e si è trasformato in un dittatore del gusto. I boss americani del settore sono i Mondavi (100 milioni di bottiglie l’anno, mezzo miliardo di dollari di fatturato): pensate a un incrocio fra i personaggi di Dallas e Beautiful e sarete vicini alla realtà.
Michel Rolland è il più famoso enologo al mondo: sa come “correggere” ogni annata "all over the world", in modo da renderla gradevole a un più ampio numero di palati: se andiamo avanti così, tra un po’ tutto il vino del mondo avrà il sapore della Coca-Cola.
Contro lo strapotere di questi miliardari del vino in serie, ci sono piccoli eroi ai quattro angoli del mondo: Antonio Cabezas, microscopico produttore a Cafayate in Argentina (1 ettaro), che lavora anche nelle vigne altrui per sopravvivere; la famiglia de Montille, in Borgogna (8 ettari); Aimé Guibert (40 ettari), che ha vinto la guerra d’invasione dei Mondavi in Languedoc. Infine – orgoglio nazionale – Battista e Lina Columbu (1,5 ettari) produttori di Malvasia a Bosa, in Sardegna. Lui è il personaggio più emozionante del film: un sorriso schietto, cordiale. Un placido signore, che conserva i suoi vini migliori per berli con gli amici!
Un documentario bellissimo, lungo e impossibile da riassumere, da vedere in compagnia.
Prosit!




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9 gennaio 2007

vedo-la-terra-blu: Usa e non più Usa


Più soldati, più armi e più controlli.
Di tutti i temi di politica internazionale, cruenti, scottanti, di portata imprevedibile (Sudan, petrolio, corsa della Cina a diventare prima potenza mondiale), continua a sgomentarmi il pantano iracheno, l’esecuzione di Saddam, la politica di Bush.
E non mi sembra cosa da poco il controllo che è stato deciso dagli Usa su tutti i passeggeri in arrivo, anche dall’Europa. Acquisizione di dati personali come l’e-mail e i movimenti delle carte di credito, e registrazione all’arrivo in America delle impronte digitali di tutte e dieci le dita.
L’ultima volta che sono andata a New York ci voleva già il passaporto elettronico (ma ora ci vuole ancora più elettronico!), prendevano le impronte di due dita, e facevano la scansione dell’iride.
Evidentemente non è abbastanza.
Eppure dopo l’11 settembre il terrorismo insanguina molte parti del mondo ma non gli Usa; misure simili non sono adottate altrove. E gli americani vogliono vivere sereni e sperare: così mi sembra dai contatti che ho e da quello che leggo.
Mi passa la voglia di tornare in questo Paese, che pure amo molto.
Chiudersì così – qualunque sia la ragione – significa implodere, morire.




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28 novembre 2006

vedo-la-terra-blu: Razzismo e lanterne rosse

Sui giornali (pagine milanesi), fior di articoli sul fatto che nel quartiere cinese, Paolo Sarpi e via Bramante, alle illuminazioni natalizie tradizionali, da un lato all’altro della strada, è appeso anche un lampioncino rosso, segno di festa e prosperità. Qualcuno insinua che questo sia un simbolo di lussuria, inadatto al Natale, ma non è così, e, a proposito di lussuria, meglio occuparsi della prostituzione in zona Stazione Centrale (vedi sempre Corriere della sera di oggi, martedì 28). Quelli del comitato Vivisarpi, i geniali inventori delle bandiere arancioni che stingono su (pochi) balconi di queste vie, per protesta contro la vendita all’ingrosso cinese, sostengono l’indignazione dei commercianti italiani, che non vogliono le lanternine. Dicono che il Natale è una festa cristiana: già, ma anche tanti cinesi lo sono! Inoltre, questo ostracismo mi sembra stoni con il messaggio di pace, tolleranza, carità, che il Natale dovrebbe esprimere. Last but not least, le luminarie, anche quelle italiane e cattoliche, sono state pagate soprattutto dai commercianti cinesi, che su queste strade sono la maggioranza. Loro sono più tolleranti di noi? Con quelli del comitato, in passato ho discusso: dicono che non ce l’hanno coi cinesi, ma con l’intasamento delle strade a causa dei carrelli carichi di merci, e con la mafia (che peraltro rimane all’interno di quella comunità). Sono di sicuro sinceri, ma non è così per chi li segue. Prima delle elezioni del sindaco, ero stata all’incontro organizzato da Vivisarpi con gli abitanti del quartiere e Bruno Ferrante. L’aspirante sindaco, sconfitto poi dalla Moratti, era stato categorico sul fatto che l’ingrosso doveva sparire da queste vie. Il pubblico rumoreggiava, e molti cittadini si scagliavano contro i cinesi, numerosi in sala. Ho sentito frasi razziste, alcune pesanti, che mi hanno colpito ... D’altronde, a elezioni avvenute, qualcuno mi ha spiegato che tanti hanno preferito la Moratti a Ferrante perché quest’ultimo “è un terrone”! P:S. Apprendo inoltre che anche la bellissima manifestazione di Paolo Sarpi “Ottobre doc”, con banchetti di prodotti genuini da tutto il nord Italia, è stata finanziata in gran parte dai commercianti cinesi “senza alcun ritorno di immagine” (infatti non me l’ero immaginato). Saluto quindi e ringrazio i miei vicini di quartiere con gli occhi a mandorla per gli squisiti acquisti (italiani, tipo salame al tartufo) che ho potuto fare. Apprendo anche che esiste un’associazione che cerca di aiutare i cinesi a integrarsi: www.alkeosproject.net.




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22 novembre 2006

vedo-la-terra-blu: “scusate, ci siamo sbagliati”

Marco mi fa notare che parlando delle sciagure irachene ho dimenticato di ricordare i soldati italiani.
Me ne scuso. Questa perdita è grande come quella dei soldati americani, dei civili e degli stessi militari iracheni. Non c'è dubbio.
Tuttavia c'è modo e modo di dispiacersi.
Anche Blair ora si dispiace di questa disastrosa guerra. Dopo Bush e addirittura Rumsfeld, tutti si dispiacciono.
Ma non credo che, per chi è stato responsabile di tale decisione, si possa considerare sufficiente dire: “Scusate, ci siamo sbagliati”.
Questa premessa per fare la seguente riflessione.
Mi è rimasta impressa la protervia con cui Gianni De Michelis, esperto (?) di politica internazionale, in una trasmissione tv di almeno un anno fa, difendeva l'intervento americano e, a chi riportava le analisi critiche di Le Monde Diplomatique, rispondeva sbeffeggiando il giornale, secondo lui di sinistra.
Tuttavia, alla prova dei fatti, se rileggo i numeri di Le Monde di quel periodo, vi trovo una perfetta descrizione di ciò che infatti è avvenuto (anzi, la realtà è peggiore); mentre il protervo De Michelis ha totalmente sbagliato.
Certamente anche lui piange i nostri soldati; e tuttavia non posso dimenticare la pochezza culturale di chi spronava l'occidente all'arrembaggio (del petrolio), con conseguenze dissennate.




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17 novembre 2006

Vedo-la-Terra-blu: io e te da soli ...

Ho fatto un po' d'ironia su George W. Bush, e subito un mio caro amico ha commentato che ero troppo cattiva.
E' proprio così: qualunque sia il grado di insofferenza condivisa per un personaggio, infierire su di lui fa scattare un meccanismo di solidarietà e simpatia nei suoi confronti.
In termini molto più seri, è quanto succede appena si profila l'ipotesi che il criminale Saddam possa venire giustiziato.
L'Europa, Blair compreso, ha detto no.
Anche lo scrittore Tahar Ben Jelloun, marocchino, con una bella analisi pubblicata dall'Espresso, si schiera contro la pena di morte. Se fosse ucciso, il dittatore iracheno diventerebbe probabilmente una vittima, un martire, e a niente servirebbe elencare i suoi orrendi crimini.
D'altronde, che dire dello strazio causato all'Iraq dall'insensata guerra di Bush? Centinaia di morti al giorno: giovani in cerca di lavoro, bambini, uomini e donne che cercano di sopravvivere. Oltre ai soldati americani caduti. Guantanamo, Abu Graib, e così via.
La forma più alta di civiltà per me è rifiutare la pena di morte.
E questo mi piacerebbe valesse anche per gli Stati Uniti.
Quindi chiuderei per sempre in gattabuia, a meditare sui suoi crimini, Saddam Hussein. Però, per un tot di giorni porterei da lui anche Bush, e li lascerei soli. A discutere, o semplicemente guardarsi in cagnesco. Ma senza il potere di ordinare a sudditi e militari stragi, bombe, attacchi kamikaze e torture.




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17 novembre 2006

Vedo-la-Terra-blu: vedo-la-Terra-nera

Sul New York Times è stata pubblicata una bellissima foto notturna che mostra dal satellite le due Coree.
Quella del Sud, occidentalizzata, è punteggiata di luci bianche. Quella del nord, sotto dittatura comunista, è una macchia nera inquietante.
Mi ricordo Los Angeles dall'aereo, una volta in cui l'ho raggiunta nelle ore notturne.
Un territorio grande come l'Abruzzo tempestato di puntini splendenti, linee verdi e gialle, un tappeto fosforescente, pieno di riflessi. A Disneyland, tutte le sere, a mezzanotte è Capodanno. Esplodono i fuochi d'artificio. I supermercati della città sono aperti 24 ore su 24, e si va a fare la spesa sentendo i botti della festa.
Eppure questi ricordi sembrano stupidi, e io rivivo la gioia che provavo quasi con un senso di colpa, all'idea di che cosa si nasconde, oggi, in questo momento, nell'oscurità di quella foto dal satellite e in tutti i Luoghi Oscuri del mondo.




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9 novembre 2006

vedo-la-terra-blu: Petro-con e petro ... senza

Un paese vitale, nonostante tutto, si giudica dal fatto che a fronte di una delusione politica - in questo caso di segno conservatore - detto fatto si ribalta nettamente la maggioranza; per la prima volta una donna (italo-americana) va a presiedere la Camera; per la prima volta c'è un deputato mussulmano al Congresso e, nella città dell'11 settembre, devastazione spacciata come causa della guerra in Iraq, la democratica Hillary Clinton ottiene una valanga di voti. E c'è ancora un Kennedy in pista.
Mi chiedevo, nei giorni scorsi, perché mai la condanna a morte di Saddam Hussein, avrebbe dovuto favorire Bush. Comunque non è successo neppure questo.
E mi sento sollevata: spero, credo, che con questo voto americano, e non con le analisi politiche di Bush e i suoi petro-con (=petrolieri-conservatori), si sancisca un'inversione di tendenza nell'affrontare il terrorismo.
Postilla: si noti anche il comportamento di tutta la stampa Usa, capace, anche questa, di ricredersi e mollare il Presidente e i suoi petro-friends.




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